L’Armatura del Diavolo sviluppa un racconto con sfumature ed accenni al romanzo gotico affini ad opere come “Dracula” di Bram Stoker e “Frankenstein” di Mary Shelley. Non mancano tuttavia accenni e svariati riferimenti ai racconti orali tramandati dalle tradizioni popolari locali. Il “Gotico” si tinge di Mediterraneo, dal momento in cui questi racconti prendono spunto da tradizioni regionali, dalle Marche al Friuli Venezia Giulia dal Trentino Alto Adige, alla Campania.
Ogni regione italiana (e non solo) ha la sua tradizione folkloristica legata alla stregoneria. La scelta è stata quella di guardare alle regioni italiane per cercare di dare un’identità più precisa. Nel caso de L’Armatura del Diavolo l’influenza è più riferita ad alcuni racconti orali trasmessi dagli anziani. In particolare, la storia del cavallo rubato dalle streghe che vola con loro dopo aver lasciato la propria ombra nella stalla, è una vicenda raccontata da mio nonno negli ultimi anni della sua vita.

Le streghe con il grido “Arri!” prima giungevano fino al famoso “Noce di Benevento” e poi finito il sabba, riportavano il cavallo a casa, ricongiungendolo con la sua ombra, ma completamente bagnato dal sudore per la gran corsa sostenuta.
Le Marche, la Campania e il Friuli Venezia Giulia sono terreni fertili di ispirazione.
La leggenda di Udine della “Maschera del Diavolo” è fonte di ispirazione l’intero film, in particolare nelle sequenze finali. La storia dell’uomo che la indossò e che non riuscì più a togliersela viene riportata in maniera fedele nei dialoghi tra Rune e Zaira, delineando i loro punti di vista opposti ma complementari.

I riferimenti ai reali processi per stregoneria nei territori attorno a Siena hanno invece suggerito la vicenda del latte e delle due veggenti streghe, madre e figlia, capaci contemporaneamente di allattare. Tutti questi spunti, assieme all’ambientazione principale e di per sé già attraente, la stanza delle meraviglie, hanno portato al concepimento de L’Armatura del Diavolo.
Una storia imprevedibile, dove nulla è ciò che sembra. Un punto di arrivo però è chiaro: la critica nei confronti della violenza reiterata, fisica e soprattutto mentale nei confronti dell’essere umano. Perché la non accettazione e l’ossessione possono creare il mostro più inaspettato.
L’atmosfera gotica della storia si trasforma cinematograficamente nel genere fantasy. Ma si tratta di un fantasy minimalista. Non ci sono draghi ed eserciti fantastici che si fronteggiano, ma è pur presente la componente magica che ne caratterizza il genere.
Permane per tutto il film piuttosto una componente legata al realismo e alle tradizioni popolari, ma un realismo magico come quello di alcune opere illustrate di Sergio Toppi. Si tratta di un aspetto surreale, un tocco di magia che trascende la realtà. La percezione che questa storia sia ambientata in un passato è anch’essa un’illusione perché invece si sviluppa ai giorni nostri.
I laghi, le creste montuose, le atmosfere crepuscolari dalle ambientazioni affini a certi dipinti romantici di Caspar David Friedrich o di Arnold Bocklin costituiscono una cornice che ci riporta indietro nel tempo. Ma il tempo rimane il presente. Se gli abiti sembrano medievali è perché sono sporchi e logori. Di tanto in tanto una luce artificiale e altri elementi contemporanei sono pronti a tradire e a rompere questa illusione: questa è una storia di oggi, di ieri, di domani, senza tempo e sempre attuale.

Una sequenza che può essere presa come riferimento al fine di comprendere meglio, è la sequenza del pozzo del film “The Dark Knight Rises” dove Bruce Waine viene imprigionato. La scenografia, il trucco, i costumi, suggerirebbero un’altra epoca, quando in realtà siamo nella contemporaneità.
Visioni nordeuropee, con sguardi verso il Friuli Venezia Giulia, Toscana, Marche e Campania. Una storia Gotico-Roman(t)ica.