La violenza.
Il femminicidio, l’imposizione, la costrizione, l’artificio contro natura, il non pentimento, sono i temi principali del lungometraggio. Rune oltrepassa il limite della volontà altrui offendendo la donna che ama, Fedora.
Abusa di lei costringendola ad una realtà che lei non condivide affatto ed inganna persino lo spettatore che si troverà costretto a rivalutare nel finale i gesti del protagonista.
Rune compie dei veri e propri atti di violenza reiterati più o meno premeditati nei confronti della sua amata imponendole qualcosa che lei non desidera.
L’ossessione.
L’idea della resurrezione sussurrata dalle due veggenti Alma e Cornelia si innesta nella mente di Rune e diventa un germe sempre più grande fino ad ossessionarlo, rivelando una sua predisposizione alla violenza che era già nascosta dentro di lui seppur in forma latente. Si determina il non pentimento, la ripetizione volontaria di un gesto sbagliato: l’imporre, il costringere proprio la persona che si ama ad essere o a fare ciò che non desidera.

Le apparenze.
Nulla è come appare: Rune è in realtà un villain, mentre chi sembra cattivo non lo è. Fedora e Zaira sono la stessa persona vista con idealizzazione amorosa oppure soggezione e timore dallo stesso Rune. Attraverso i suoi occhi la donna muta senza che lui se ne accorga.

Il memento mori, la vanità, il destino immutabile.
La Natura deve seguire il proprio corso. Forzarla è un errore imperdonabile, Rune lo sa, la sua coscienza lo sa. Zaira che gli si scaglia contro lo sa. Tutto nasce, matura, invecchia e muore.
Zaira diventa antagonista quando il fine di Rune è sostituirsi alla Natura stessa, benigna e maligna e alle sue leggi. Lei stessa è una donna sfuggente come il soffio del vento, misteriosa, vana, effimera e si oppone a tutto ciò che è inutile, terreno. Incarna la filosofia del “memento mori”, del ricordati che devi morire perché tutto il resto è vanità. Per lei il destino è e deve rimanere immutabile: forzare le leggi non cambia il risultato e Fedora (il suo doppio) attraverso il proprio libero arbitrio lo dimostra nel finale.
A questo punto Rune si pente? Ha finalmente compreso? Riesce a piangere lacrime sincere? O è addolorato per l’ennesimo fallimento legato alla sua ossessione?

L’ambientazione è contemporanea e fondata sui contrasti e sulla compresenza di elementi che sembrerebbero appartenere al passato con altri che ci riportano al presente. Se la prevalenza di ambienti naturali quali boschi, fiumi, laghi, uniti ad alcune costruzioni decadenti, come il palazzo abbandonato e la Wunderkammer, potrebbero portarci nel 1600, l’apparire di una barca sullo sfondo con le sue luci al neon ci riporta alla contemporaneità.
L’illuminazione nei vari ambienti è quella delle candele non perché l’elettricità non sia stata inventata, ma perché i luoghi sono abbandonati e non vi è più corrente elettrica. Gli stessi costumi sono senza tempo, gli abiti consumati e sdruciti ci ingannano: sono vecchi, ma non appartengono ad un’altra epoca. Siamo in luoghi costruiti nel passato, ma viviamo questa storia nel presente. Realtà e magia contrastano e convivono.
Il Simbolismo.
La tematica è universale, ma raccontata attraverso un genere che è al confine con il fantasy. Una caratteristica evidente del prodotto è il suo alto valore simbolico. I personaggi sono al limite tra l’essere reali o l’essere la trasposizione di qualcos’altro, la coscienza, il senso di colpa, l’istinto. Spesso è il punto di vista del protagonista a delineare i lineamenti di chi ha di fronte, perché talvolta sta guardando senza vedere. La prospettiva soggettiva è suggerita anche dalla messinscena che mescola elementi contrastanti facendoli convivere, sembra una storia del passato, ma se la si guarda bene è una storia attuale e contemporanea. Così come la tematica principale, quella dell’ossessione e del femminicidio, emerge solamente nel finale nella sua vera essenza.

Saranno necessarie delle accortezze tecniche e stilistiche che dovranno permettere allo spettatore di percepire gli eventi nel punto e nel momento giusto.
I lineamenti dei personaggi vanno celati in certe scene, in altre dichiarati esplicitamente. Zaira non è mai vista in maniera analitica. O siamo troppo lontano o vi è una visione macro, troppo vicina.
Anche il protagonista sarà rivalutato successivamente grazie ad un flashback vicino al climax e al rilascio di informazioni che lo spettatore non aveva all’inizio.
L’atmosfera sarà magica e volutamente indefinita, vi saranno pochi dialoghi perché Rune è spesso da solo, ma molte immagini avranno potere evocativo richiamando un certo tipo di pittura Simbolista, Romantica e Preraffaellita, da Friedrich a Bocklin, da Burne-Jones a von Stuck.