ZAIRA

Zaira è l’incarnazione del memento mori, un’ombra ammaliante che si muove tra i vivi con la grazia di una brezza primaverile e la spietatezza di una tempesta. Ha capelli corvini e uno sguardo che sfugge a ogni definizione: chiunque la osservi vede un riflesso diverso, una creatura ora fragile, ora distruttiva, come la natura stessa con cui vive in simbiosi. Davanti a lei, la volontà umana si dissolve; Zaira non chiede il permesso, tesse i fili del destino con dita ciniche e invisibili.

Franz von StuckDie Sünde, 1893

Non conosce il limite della morale terrena. È un’essenza fugace e inconsistente che disprezza la vanità degli oggetti, sapendo che ogni piacere è solo un ritardo nel banchetto della morte. Il suo abbraccio è caloroso, ma il suo respiro è un soffio gelido che ricorda quanto sia precaria la vita. Non ha bisogno di correre, perché ha tutto il tempo del mondo: Zaira aspetta con la pazienza dei secoli, osservando dall’alto l’inutilità degli sforzi umani contro l’inevitabile.

È l’ostacolo definitivo, una forza che non si può piegare e che, se non può essere uccisa, deve essere incatenata. Ma Zaira è inafferrabile per natura: lei è la verità meno candida di Fedora, il suo fantasma più sincero che ha smesso di lottare contro l’oscurità per diventarne la regina. È la prova vivente che tutto ciò che nasce è destinato a svanire, e che lei, nell’infinità del suo tempo, rimarrà l’unica testimone del vuoto.