ZAIRA (31), capelli corvini e sguardo deciso, ma sfuggente, misteriosa e ammaliante. È proprio quel tipo di persona che non si riesce a descrivere, perché è difficile vederla in viso e perché ognuno le può dare un’interpretazione diversa. Può essere forte e fragile, sicura di sé e sensibile allo stesso tempo, un personaggio contraddittorio.

È consapevole della propria bellezza, ha una forza vitale e assieme distruttiva, come quella della natura stessa con la quale è in simbiosi. Davanti a lei ogni volontà dell’uomo è come annientata: è una donna che sembra poter tessere i fili del destino. Moralmente ambigua, è coinvolta in azioni talvolta oscure. Cinica, ferma e decisa, non ha scrupoli nell’agire se desidera qualcosa. Non si arrende mai e può diventare il maggior ostacolo per il proprio nemico, il quale se proprio non può ucciderla, deve quantomeno imprigionarla.
Incarna l’essenza della vanità, non in senso narcisista, ma, fugace, inconsistente: sembra incorporea, come fosse una brezza o un riflesso di qualcos’altro. Una donna molto legata ai sensi con la propensione all’abbraccio caloroso, ma che si manifesta con sorpresa con il proprio fresco respiro. Come fosse un alito profumato di primavera, soffio effimero, vano. Guarda con disprezzo invece la vanitas terrena: tutto muore e tutto deve avere il proprio corso naturale. La vita umana ha una natura precaria e vuota, i piaceri terreni sono inutili di fronte alla morte che è sempre in agguato. Zaira è una donna che quando appare ricorda il “memento mori”.
